Perché Montag

Montag

La biblioteca di Montag è un omaggio al protagonista di Fahrenheit 451, romanzo distopico scritto da Ray Bradbury e pubblicato per la prima volta nel 1953. Montag è il suo protagonista, arruolato in un corpo speciale di pompieri che, i fuochi, invece di spegnerli, li appicca. Pirofili, si chiamano e quando ricevono una segnalazione si precipitano sul posto ad inzuppare di cherosene intere biblioteche private. Libri di ogni genere che una forma malata di potere ha bandito in nome di una confusa idea di democrazia. Montag è un incendiario zelante, ma alcuni incontri lo inducono a porsi domande sulle ragioni del suo lavoro; sul perché è così urgente bruciare libri, su che cosa custodiscono di tanto pericoloso. Soprattutto, lo inducono ad interrogarsi sulla felicità e sull’utilità della vita. La sua curiosità lo porta a compiere azioni proibite: Montag inizia a nascondere libri in casa sua e, peggio ancora, inizia a leggerli. Rapito da quegli universi nei quali si imbatte, dalle parole così armoniche e rivelatrici che disseppelliscono  sensazioni, sentimenti e turbamenti, che fluidificano la sua coscienza intorpidita, decide da che parte stare. Montag rappresenta la potenza che hanno i libri di cambiare le persone, coi loro mondi, le loro dimensioni, la loro capacità di prospettare agli esseri umani realtà altre. Montag non è altro che un fiero pompiere al contrario fino a quando gli incontri che fa, i libri che scopre non gli permettono di aprire gli occhi, di smascherare la mediocrità e la povertà della realtà in cui vive, di scoprire e comprende la forza intrinseca della letteratura e quindi anche il perché sia considerata pericolosa. Perché i libri fanno pensare, fanno riflettere, danno la possibilità di decidere e decidendo di appropriarsi della propria vita; non appiattiscono su verità preconfezionate, non ne impongono di unilateralmente valide. Montag è l’esempio lampante che i libri operano grandi trasformazioni nell’essere umano: lo rendono migliore, lo accrescono spiritualmente, gli conferiscono una dignità maggiore ed allo stesso tempo l’umiltà di scoprirsi un animale alla perenne ricerca di quel qualcosa in più che sazi la propria curiosità e la propria sete di sapere, quel bisogno inestinguibile di scoperta e riscoperta di sé.

3 commenti

  1. “.. Perché i libri fanno pensare, i libri fanno riflettere, … non ci appiattiscono su verità preconfezionate, non ce ne impongono di unilateralmente valide …

    Auguri per il tuo tentativo, complimenti per la scelta del nome, ricco di significato, e per l’apertura iniziale sulla Lispector, scrittrice impegnativa, ma interessantissima.
    tita

  2. “Tieni un libro in mano e sei un pellegrino alle porte di una città nuova” . E’ un detto ebraico trovato dentro un libro.
    Complimenti per questa avventura che ci arricchirà tutti.
    Tiziana

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