La biblioteca di Montag

Date da leggere agli affamati

George Orwell, 1984. Il Grande Fratello e la frittata di uova di quaglia

img_20170131_083308L’Oceania si basa in fin dei conti sulla convinzione che il Grande Fratello sia onnipotente e che il partito sia infallibile. Tuttavia, poiché il Grande Fratello non è onnipotente e il Partito non è infallibile, c’è bisogno di una flessibilità, instancabile e sempre pronta a entrare in azione, nel modo di trattare i fatti.

La memoria è pericolosa. E’ custode degli sbagli, degli errori. E’ custode della storia magistra vitae, del passato in cui affonda la radice del presente. Recisa la radice, la memoria evapora e chi ne resta privo è come una lumaca senza conchiglia esposta alle intemperanze del potere. Il popolo senza memoria è un cane che striscia su gambe spezzate. E’ vuoto di coscienza, ma pieno dello zelo pedante del servo perfetto, dell’idolatria rozza e scomposta da mandria inchiavardata che, carica di stupore e spavento, innalza muggiti di Magnificat all’occhio potente del suo invisibile salvatore.

Non hanno intelligenza quelli che portano un idolo da loro scolpito e pregano un dio che non può salvare [Is 45, 20] Leggi il seguito di questo post »

Lingua, Antilingua, Neolingua. Ovvero di tramezzini e ombrellini

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La Lingua serve per esprimersi e, in questa attività, possibilmente per essere compresi. Spesso, per non dire sempre, il rischio è di incappare nella trappola che segna la morte della parola. Vogliamo fare gli intellettuali. Le circostanze in cui l’autoreferenzialità spazia in campo aperto ci portano a pensare che il mezzo migliore per aiutarci nel nostro scopo di elevarci agli occhi degli altri (ed anche ai nostri stessi) sia proprio un utilizzo lezioso del linguaggio. Ci attrezziamo di un lessico dal quale peschiamo parole auliche di cui nella maggior parte dei casi ignoriamo il significato; giriamo intorno al tramezzino e lo chiamiamo quel pane in cassetta tagliato a piccoli triangoli e farcito con pomodoro, lattuga e maionese. Per dire “porto il cane a passeggio”, ci arrampichiamo sul dizionario, scartiamo tutte le opzioni di più immediata fruizione e adottiamo quella che ci sembra dimostri meglio la nostra padronanza linguistica ed esordiamo con un altisonante “reco il cane a promenare”. Non ci sarebbe alcuno scandalo se all’uomo della strada la nostra intenzione apparisse come un’operazione oscura e anche un po’ violenta. Non comprenderebbe le esigenze etologiche della nostra bestia e noi gli appariremmo come quel malfamato allibratore che fa mercimonio del proprio fedele quadrupede. Leggi il seguito di questo post »

Elena Bono, poetessa. Una riflessione, per amore. Solo per amore.

elena_bono_poesie_opera_omniaTra tutti i titoli che le si potessero dare, Elena Bono ne aveva scelto solo uno: poetessa.
I poeti sono quelle strane creature che sanno vedere oltre ogni cosa. E’ loro il dito che guardiamo quando cerchiamo chi ci indichi una strada perché sappiamo che essi l’hanno percorsa per primi e quando additano vanno a colpo sicuro. Sbagliare non possono, tradirci nemmeno. In essi riponiamo tutto e quando troviamo chi ci corrisponde, ne beviamo avidi ogni verso, ogni parola. Facciamo nostri anche i silenzi, soprattutto i silenzi tra una sillaba e l’altra perché è lì, in quella piccola sincope, che si sono fermati a respirare ed è lì, in quello spezzarsi di voce, che stiamo sospesi ad accogliere anche quel respiro dentro di noi.
Non c’è modo di trovare una sintesi alla poesia di Elena Bono, ma se un tentativo si potesse fare, allora sarebbe di chiederle in prestito un suo stesso verso: Così semplice era tutto, chiudere gli occhi e guardare. Un paradosso, sì, di quelli immensi e fortunati che all’uomo concedono la grazia di abitare la possibilità, di accettare di camminare dentro un mistero. Leggi il seguito di questo post »

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